Di nuovi strappi Gianfranco Fini, nella veste di presidente della Camera, ne avrebbe fatto a meno. Ma è proprio il suo ruolo, forse più che la necessità di correggere i ‘colonelli’ di An, a spingerlo, sul palco della festa dei giovani del partito, ad indicare nei valori «antifascisti» i riferimenti nei quali «la destra deve riconoscersi senza ambiguità nè reticenze». Ambiguità che il leader di An spazza via alla ricerca di una «memoria condivisa» che non accetta equiparazioni tra chi, i resistenti, «combatteva per unacausa giusta» e chi, i repubblichini, «fatta salva la buona fede, stava dalla parte sbagliata». Giorgia Meloni, combattiva leader dei giovani prima che ministro, ha scelto uno slogan eloquente per l’intervista: «dove Nietzsche e Marx si davano la mano», passaggio di una canzone di Antonello Venditti che, dopo quasi un’ora e mezza, calzerà a pennello con il ragionamento di Fini. Il padre di An invita a «ripartire dalla tesi Fiuggi» e si spinge oltre «per superare il passato, non per archiviarlo ma per riannodare i fili della storia» e permettere alla destra «di andare avanti», evitando di finire periodicamente sotto esame, come è successo dopo le polemiche dei giorni scorsi. Il presidente di Montecitorio centra subito l’obiettivo per «mettere i puntini sulle i»: «Chi è democratico è antifascista», è la verità di Fini per il quale «sono a pieno titolo antifascisti i valori di ogni democrazia, cioè libertà, uguaglianza e giustizia sociale, presenti nella Costituzione e richiamati dal Capo dello Stato».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78969

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